Ho aperto un nuovo blog

16 Agosto 2007 7 commenti

Non chiudo il blog su Tiscali. Non per il momento. Anche se le delusioni al momento sono più delle soddisfazioni. Tutto mi sembra allo sbando.

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“Rimini, ancora” di Marco Pasquini (m.edizioni – collana Incomprensioni)

27 Luglio 2007 3 commenti

C’è un sito.

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un pensiero

13 Giugno 2007 61 commenti


Non penso più a quello che è stato.
Voglio pensare solo a quello che sarà…

Mad World
Gary Jules

All around me are familiar faces
Worn out places, worn out faces
Bright and early for their daily races
Going nowhere, going nowhere
Their tears are filling up their glasses
No expression, no expression
Hide my head I want to drown my sorrow
No tomorrow, no tomorrow

And I find it kinda funny
I find it kinda sad
The dreams in which I’m dying
Are the best I’ve ever had
I find it hard to tell you
I find it hard to take
When people run in circles
It’s a very, very mad world mad world

Children waiting for the day they feel good
Happy Birthday, Happy Birthday
Made to feel the way that every child should
Sit and listen, sit and listen
Went to school and I was very nervous
No one knew me, no one knew me
Hello teacher tell me what’s my lesson
Look right through me, look right through me

And I find it kinda funny
I find it kinda sad
The dreams in which I’m dying
Are the best I’ve ever had
I find it hard to tell you
I find it hard to take
When people run in circles
It’s a very, very mad world … mad world
Enlarging your world
Mad world

Foto Man Ray

Riferimenti: Mad world – Michael Andrews and Gary Jules

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Una canzone. Tanti ricordi…

10 Giugno 2007 21 commenti


Oggi, per caso, ho sentito una canzone. Non la sentivo da tanto di quel tempo…

Avevo circa 16 anni e l’estate andavo a passare un mese a Londra con delle amiche. La scusa era imparare l’inglese, il motivo reale era divertirci, conoscere nuovi ragazzi, fare nuove esperienze.

Andavo a stare in una famiglia a Wimbledon (40, Haynt Walk, Merton Park, Wimbledon). Ricordo ancora a memoria l’indirizzo e, se cerco in qualche cassetto a casa dei miei, trovo ancora la chiave che mi venne data da Rita (Rita Gibson), la mia “mamma inglese”. Mi diede le chiavi della sua casa e mi disse che la porta di casa sua per me sarebbe stata sempre aperta.

Era una famiglia un po’ fuori dall’ordinario, una famiglia “allargata”, dove non esisteva alcun tipo di formalità, dove tutto era concesso.

Rita era di origini indiane (indiani d’america), e ne andava ben fiera. Faceva la bidella in un scuola e aveva un’incredibile passione per tutto ciò che di alcolico poteva trovare. Una donna simpaticissima, vivace e allegra. Tranne nei momenti in cui subentravano gli effetti malinconici dell’alcol.
Cucinava malissimo, questo è vero. Ma a me e alle mie amiche questo fatto interessava pochissimo. Era anche e perennemente a corto di soldi.

Barry, il secondo marito, faceva il lattaio.
Avevano vari figli avuti da differenti matrimoni. E persino dei nipoti, nonostante fossero giovani.
Il figlio più giovane, Lee, allora aveva circa 12 anni, era l’unico che vivesse ancora in casa. Biondo, occhi azzurri, il viso spruzzato di lentiggini.
Da qualche parte devo avere ancora le foto dei vari membri di questa pazza famiglia e anche della “mia” casa di Wimbledon.

Quasi ogni sera io e le mie amiche andavamo in discoteca. A volte a Londra, spesso a Le Kilt, in Soho Square, che chiudeva alle 4 del mattino. In questo caso dovevamo aspettare la prima metropolitana per Wimbledon, alle 6. Spesso ci sedevamo in Piccadilly Circus, mischiandoci alle centinaia di altri ragazzi, sentendoci incredibilmente libere e felici.
Altre volte andavamo in un discoteca che si trovava nella via principale di Wimbledon, Tiffany.

Ed è qui che ho sentito per la prima volta questa canzone, un lento da ballare stretti stretti. Ed è questa canzone che ho ballato decine di volte con un giovane di colore, con cui era nata una “simpatica amicizia”. Anche se era talmente alto che io gli arrivavo neanche alle spalle, era delizioso e ballava da Dio. Era simpatico, tenero e dolcissimo.

Giornata di ricordi. Dolci ricordi, nessun rimpianto.

Easy
Lionel Richie

Know it sounds funny
But I just cant stand the pain
Girl Im leaving you tomorrow
Seems to me girl
You know Ive done all I can
You see I begged, stole
And I borrowed
Ooh, thats why Im easy
Im easy like sunday morning
Thats why Im easy
Im easy like sunday morning
Why in the world
Would anyboddy put chains on me?
Ive paid my dues to make it
Everbody wants me to be
What they want me to be
Im not happy when I try to fake it!
No!
Ooh,thats why Im easy
Im easy like sunday morning
Thats why Im easy
Im easy like sunday morning
I wanna be high, so high
I wanna be free to know
The things I do are right
I wanna be free
Just me, babe!
Thats why Im easy
Im easy like sunday morning
Thats why Im easy
Im easy like sunday morning
Because Im easy
Easy like sunday morning
Because Im easy
Easy like sunday morning

Riferimenti: Easy – Lionel Richie

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Voglia di leggerezza…

27 Maggio 2007 40 commenti


Cielo grigio e nuvoloso. Ogni tanto cade qualche goccia. Il caldo afoso dei giorni scorsi sembra un vecchio ricordo.

Ma tutto ciò non può e non deve modificare il mio stato d’animo.
Una voglia incredibile di leggerezza e di pace. Di entusiasmo e di voglia di fare. Serenità, dolcezza.

Cerco di godere sino in fondo di questo momento di quiete, perchè non so quanto durerà. Lo assaporo pian piano, lo annuso, mi lascio piacevolmente avvolgere da questa sensazione e mi ci abbandono.

Respiro a fondo la dolcezza di quest’aria che mi circonda mentre sento il ticchettio della pioggia che comincia a diventare insistente.

In questo silenzio interrotto solo da qualche isolato tuono. E una canzone, sentita stamani alla radio mentre rientravo a casa, che mi è rimasta nella testa e che ogni tanto canticchio, sottovoce (Forever, forever, you’ll stay in my heart and I will love you…

Say a little prayer
Aretha Franklin

The moment I wake up
Before I put on my makeup
I say a little prayer for you
While combing my hair, now,
And wondering what dress to wear, now,
I say a little prayer for you

Forever, forever, you’ll stay in my heart
and I will love you
Forever, forever, we never will part
Oh, how I’ll love you
Together, together, that’s how it must be
To live without you
Would only be heartbreak for me.

I run for the bus, dear,
While riding I think of us, dear,
I say a little prayer for you.
At work I just take time
And all through my coffee break-time,
I say a little prayer for you.

Forever, forever, you’ll stay in my heart
and I will love you
Forever, forever we never will part
Oh, how I’ll love you
Together, together, that’s how it must be
To live without you
Would only be heartbreak for me.

My darling believe me,
For me there is no one
But you.

Cullata da questa sensazione e da queste note mi sono addormentata. Un sonno breve e lieve, riposante.
Al mio risveglio avevo in mente questa
canzone…

If you need me, call me
No matter where you are
No matter how far
Just call my name
I’ll be there in a hurry
You don’t have to worry

Riferimenti: Say a little prayer

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Broken radio…

25 Maggio 2007 6 commenti


Dopo una notte più o meno insonne, oggi mi sento così.

Broken radio…

Cosa c’è di più insulso e di più inutile di una radio rotta?

Qualcosa che sta lì inerte, silenziosa. Acciaccata.

In questo venerdì caldo, afoso, il cielo una patina bianchiccia, io ho questa sensazione.

A parte il cerchio alla testa. La testa pesante. Il cervello pieno di nebbia.

Le parole che fanno fatica ad uscire. I pensieri a formularsi.

Broken radio…

Vorrei un po’ di musica che mi rintronasse nella testa e che mi facesse sentire un po’ più viva, vigile, attenta.

Broken Radio
Jesse Malin

I was thinking about another time still in my mind
When I used to know a little girl high on this world

Your baby loves you more than you know
Raised on rivalry and Rock ‘n Roll
Moving to the Motor City soul
She lets go
On the radio

Well we never had alot of cash
But we loved those kids
Some say that she missed the boat
But she just burned the bridge

The angels love you more than you know
Raised on rivalry and Rock ‘n Roll
Moving to the Motor City soul
She takes hold
On the radio

She used to talk about astrology
She was born in June
She danced with strangers and celebrites
Empty stars and the full moon

I was thinking about the universe
For what it’s worth
Or the one about the Phoenix bird
That died and then returned

The angels love you more than you know
Raised on rivalry and Rock ‘n Roll
Moving to the Motor City soul
Moving to the Motor City soul
Sometimes I see her face
When there’s no place to go
On the radio
On the radio
On the radio
Broken radio

Riferimenti: Broken radio – Jesse Malin

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Nel mio firmamento brillano due stelle… una ha le ali…

23 Maggio 2007 11 commenti


Domenica ho scritto un post per fare gli auguri alla mia piccola bambina che ha compiuto 15 anni.

Poi c’è la mia stella grande, che fra poco meno di due mesi compirà 18 anni. Diventerà maggiorenne, come dice e ripete lei in continuazione, sottintendendo chissà che cosa. Con l’aria furbetta di chi ha in testa mille pazzie da voler mettere al più presto in atto. Tutte le follie che ancora non è riuscita a fare.

Ha già voluto, in anticipo, il regalo per il prossimo compleanno. Un tatuaggio. Il secondo (l’estate scorsa si è fatta tatuare una farfalla poco sopra il polso sinistro). Da venerdì scorso porta, sulla schiena, un bel paio di ali (non so se sono quelle di un angioletto o di un diavoletto, ma parteggio per la seconda ipotesi…)

Posso tranquillamente dire, con la consapevolezza di essere di una banalità sconvolgente e patetica, che loro sono, in assoluto, la mia prima fonte di gioia e dolore.

Intendendo dolore come preoccupazione, ansia, paura.
E gioia come la consapevolezza che loro sono la cosa che più ho desiderato nella mia vita.

Perchè io, credo come ogni madre, vorrei sempre e solo che mie figlie stessero bene e fossero felici. Pur non sapendo, io stessa, ancora ben dare un significato preciso alla felicità.

Vorrei che non facessero le cavolate che posso aver fatto io alla loro età. Vorrei che niente di brutto, triste e cattivo le sfiorasse.

Ma, allo stesso tempo, so perfettamente che tutto questo è impossibile.
Che le mie figlie devono vivere la loro vita e fare i loro errori, come io ho fatto i miei. Probabilmente pagarne anche le consegenze, vivere tutto sulla loro pelle. Proprio come ho fatto io a suo tempo.

E per la mia stella grande una canzone de The Clash. London calling.

London calling to the faraway towns
Now war is declared, and battle come down
London calling to the underworld
Come out of the cupboard, you boys and girls
London calling, now don’t look to us
Phoney Beatlemania has bitten the dust
London calling, see we ain’t got no swing
‘Cept for the ring of that truncheon thing

The ice age is coming, the sun’s zooming in
Meltdown expected, the wheat is growing thin
Engines stop running, but I have no fear
‘Cause London is drowning, and I live by the river

London calling to the imitation zone
Forget it, brother, you can go it alone
London calling to the zombies of death
Quit holding out, and draw another breath
London calling, and I don’t wanna shout
But while we were talking, I saw you nodding out
London calling, see we ain’t got no high
Except for that one with the yellowy eyes

The ice age is coming, the sun’s zooming in
Engines stop running, the wheat is growing thin
A nuclear error, but I have no fear
‘Cause London is drowning, and I live by the river

Now get this

London calling, yes, I was there, too
An’ you know what they said? Well, some of it was true!
London calling at the top of the dial
After all this, won’t you give me a smile?
London calling

I never felt so much alike alike alike alike

Riferimenti: London calling – The Clash

Auguri, piccola stellina…

20 Maggio 2007 22 commenti


Ieri hai compiuto 15 anni.

15 anni che sono volati in un baleno e che, in queste ultime ore, ho rivisitato con la memoria.

Un’immagine dietro l’altra, una più bella dell’altra.

Auguri, piccola stellina. Ti auguro tanta, tanta felicità. Con tutto il mio amore.

E per te, una delle tue canzoni preferite dei Red Hot.

Under the bridge
Red Hot Chili Peppers

Sometimes I feel like I don’t have a partner
Sometimes I feel like my only friend
Is the city I live in, the city of angels
Lonely as I am, together we cry

I drive on her streets ’cause she’s my companion
I walk through her hills ’cause she knows who I am
She sees my good deeds and she kisses me winded
I never worry, now that is a lie.

Well, I don’t ever want to feel like I did that day
Take me to the place I love, take me all the way
I don’t ever want to feel like I did that day
Take me to the place I love, take me all the way, yeah, yeah, yeah

It’s hard to believe that there’s nobody out there
It’s hard to believe that I’m all alone
At least I have her love, the city she loves me
Lonely as I am, together we cry

Well, I don’t ever want to feel like I did that day
Take me to the place I love, take me all the way
Well, I don’t ever want to feel like I did that day
Take me to the place I love, take me all the way, yeah, yeah, yeah
oh no, no, no, yeah, yeah
love me, i say, yeah yeah

(under the bridge downtown)
(is where I drew some blood)
is where I drew some blood

(under the bridge downtown)
(i could not get enough)
i could not get enough

(under the bridge downtown)
(forgot about my love)
forgot about my love

(under the bridge downtown)
(i gave my live away)
i gave my life away yeah, yeah yeah

(away)
no, no, no, yeah, yeah

(away)
no, no, i say, yeah, yeah

(away)
here i stay
Riferimenti: Under the bridge – Red Hot Chili Peppers

Risveglio

12 Maggio 2007 23 commenti


Mi giro e mi rigiro nel letto.
Affondo la faccia nel cuscino.
Tiro su il piumino, cercando di nascondermi e di nascondere la realtà.
Nonostante i miei vani tentativi, vedo la luce trapelare dalle fessure della serranda non perfettamente abbassata.
Strisce di luce accecante che neanche la tenda riesce a fermare.
E anche il cinguettio degli uccellini diventa assordante e cacofonico.
Depongo le armi.
Mi rigiro, abbasso il piumino, respiro.
Allungo il braccio e prendo in mano il cellulare.
Nessuna chiamata.
Nessun messaggio.
Sospiro.
No, non di sollievo.
Forse solo delusione.
Ma neanche tanta.
Rassegnazione è forse il termine più esatto.
Oggetto inutile e insulso.
Con malgrazia lo sbatto sul comodino.
Ho dato anche un’occhiata all’ora.
8.18 di sabato 12 maggio.
Un altro fine settimana da superare.
Mi sollevo e mi metto a sedere.
Ormai completamente sveglia.
Ormai completamente conscia.
Giù le gambe dal letto.
Un nodo in gola e le lacrime che vorrebbero farsi strada.
Le ricaccio indietro e cerco di degluttire.
Poi mi torna in mente il ritornello di una canzone.
Una canzone de The Cure.
Boys don’t cry.
Inizio la giornata.

I would say I’m sorry
If I thought that it would change your mind
But I know that this time
I’ve said too much
Been too unkind

I try to laugh about it
Cover it all up with lies
I try and
Laugh about it
Hiding the tears in my eyes
’cause boys don’t cry
Boys don’t cry

I would break down at your feet
And beg forgiveness
Plead with you
But I know that
It’s too late
And now there’s nothing I can do

So I try to laugh about it
Cover it all up with lies
I try to
laugh about it
Hiding the tears in my eyes
’cause boys don’t cry

I would tell you
That I loved you
If I thought that you would stay
But I know that it’s no use
That you’ve already
Gone away

Misjudged your limits
Pushed you too far
Took you for granted
I thought that you needed me more

Now I would do most anything
To get you back by my side
But I just
Keep on laughing
Hiding the tears in my eyes
’cause boys don’t cry
Boys don’t cry
Boys don’t cry

Riferimenti: Boys don’t cry – The Cure

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Love will tear us apart (L’amore ci strazierà)

10 Maggio 2007 6 commenti


Ieri ho visto una sua foto e la notizia di un film commemorativo sulla sua vita. Mi è tornato tutto in mente. Come un flash.

Sto parlando di Ian Curtis, cantante e paroliere dei Joy Division, gruppo fondato nel 1977 a Manchester. E? stato considerato da molti il padre del post-punk (anni ?70 – ?80).

In quegli anni ero una ragazzina e l?estate passavo circa un mese a Londra, con la scusa di imparare l?inglese. Per me e per i miei amici Ian Curtis era un modello a cui aspirare. E l?aria che si respirava in quegli anni a Londra, non faceva che intensificare questa sensazione.

Ancor di più è diventato un mito dopo la sua tragica morte, avvenuta quasi 27 anni fa, quando ancora non aveva compiuto 24 anni. Si è suicidato, impiccandosi all?attaccapanni della cucina, nella sua casa di Manchester.

Negli ultimi anni della sua vita aveva sofferto di una forte depressione, forse dovuta anche ad una grave forma di epilessia.

Si racconta che quando lo trovarono, sul giradischi stava ancora girando l?album ?The Idiot? di Iggy Pop.

Come aveva scritto nei versi di Passover, Ian Curtis fu incapace di reggere “una crisi che sapevo doveva arrivare/demolendo l’equilibrio che avevo mantenuto”.

Per Ian Curtis un caro ricordo.

Love will tear us apart

When routine bites hard
And ambitions are low
And resentment rides high
But emotions won’t grow
And we’re changing our ways, taking different roads
Then love, love will tears us apart again
Love, love will tears us apart again
Why is the bedroom so cold
You’ve turned away on your side
Is my timing that flawed?
Our respect run so dry
Yet there’s still this appeal that we’ve kept through our lives
But love, love will tears us apart again
Love, love will tear us apart again
You cry out in your sleep
All my failings exposed
And there’s a taste in my mouth
As desperation takes hold
Just that something so good just can’t function no more
But love, love will tear us apart again
Love, love will tear us apart again

Riferimenti: Love will tear us apart